Ci Raccontiamo

CI RACCONTIAMO
Facciamo un passo indietro nel tempo e richiamiamo alla memoria gli stati d’animo e le situazioni che vivevamo nel periodo precedente a quello in cui decidemmo di andare a vivere insieme:

Gianni:
Mi sentivo dentro molta solitudine e insicurezza , non potevo fare a meno di sapere in ogni momento cosa faceva Gino, la Francesca, la Daniela, Flavio e, ancor di più, cosa dicevano e cosa pensavano.
Andare a vivere insieme a loro però , mi sembrava solo un bel sogno irrealizzabile.
Pensavo alla casa, alle spese, a come organizzare gli spazzi e la cosa che più mi preoccupava, a cosa avrebbero detto i miei genitori. Tutte questo insieme appariva di una difficoltà insormontabile che andava ad incrementare la mia già notevole dose di insicurezza. Per un po’ ho tralasciato quei problemi cercando di dargli la minima importanza e ciò mi ha permesso di realizzare quello che avevo già catalogato come un sogno impossibile.

Francesco:
Cercavo una risposta, una soluzione ai tanti dubbi che avevo. Volevo bene alla mia famiglia ma tante cose non funzionavano bene specialmente il rapporto fra mio padre e mia madre.
Non avevo idee molto chiare su come sarebbe stato il mio futuro.
In quel momento nella mia mente di giovane matricola universitaria trovavano spazio solo le certezze di ciò che non volevo fare: non volevo fare il militare, non volevo lavorare in fabbrica, non volevo essere conformista, e soprattutto non volevo fare una famiglia come quella di mio padre e mia madre.

Angela:
Facevo l’insegnante, ero ortofonista specializzata. La sera uscivo di rado.
Mi sarei dovuta fidanzare, come diceva mia madre, con un” buon partito” uno che aveva i “soldini”, ma non ero molto convinta di questo.
Prima di allora avevo sempre seguito gli indirizzi di mia madre, senza mai obbiettare, guadagnandomi in questo modo il suo apprezzamento e la sua considerazione, ma ormai avevo più di 24 anni e mi rendevo conto che questo mio comportamento mi stava diventando insopportabile. Volevo essere io a fare delle scelte e a prendere delle decisioni, volevo essere io la protagonista della mia vita. Fu così che mi legai in maniera sempre più stretta a quel gruppo di amici con i quali in seguito avrei iniziato questa esperienza di vita comunitaria.

Stefano:
Quando eravamo in gruppo, e ancor più quando andammo a vivere insieme, si prendevano iniziative e svolgevamo delle attività frutto delle nostre decisioni. La sensazione di libertà che percepivo in quei momenti non l’avevo mai provata prima, vincolato com’ero da una serie di condizionamenti e obblighi imposti dal contesto in cui fino ad allora ero vissuto, culturali e familiari in primo luogo.In quei momenti, pur condividendo con altri lo svolgimento delle attività, mi sentivo protagonista e artefice del mio mondo, di contare come persona e come individuo. Penso che per un giovane sia naturale scoprire la propria unicità ed il proprio valore partendo da un rapporto alla pari con i suoi ”simili”, cioè con i suoi amici.

Venere:
Mi interessava tantissimo stare insieme ai ragazzi della mia età, tutte le altre cose le sentivo di importanza secondaria.

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